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RE GUSTAVO, INDUSTRIALI A CENA E POLITICI
FUORI DALLA PORTA
A TAVOLA CON IL MONARCA NILS LIEDHOLM, IL FIGLIO E SALVATORE GRIMALDI MAGNATE ITALO-SVEDESE |
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| CERVESINA. Narrano i menestrelli che gli svedesi
avrebbero risposto picche all'invito del nostro ministero degli Esteri,
disposto a pagare tutte le spese del tour italiano di re Carlo Gustavo,
pur di avere porte aperte ai suoi ricevimenti. Niente da fare, quella del
sovrano era una visita privata, tale è rimasta: gli scandinavi hanno
sborsato di tasca loro. Compresa la notte trascorsa al castello di San Gaudenzio. Noblesse oblige. Carlo Gustavo è venuto nel Bel Paese a discutere di affari, non di questioni di Stato o di bon ton. Nè aveva tempo da perdere, il Re: la sveglia è suonata alle sette in punto, ieri mattina a San Gaudenzio, e un'ora più tardi il corteo regale era già sulla strada per Maranello, sancta sanctorum della Ferrari, grande passione del monarca svedese insieme a caccia ed equitazione. Il calcio, no, il gioco del pallone non entusiasma il sovrano. Lo racconta Carlo Liedholm, figlio di cotanto Nils, sì proprio il Barone, mezzala della Svezia vicecampione del mondo nel '58 - quando la Coppa Rimet la vinse il Brasile di un ragazzino chiamato Pelè - regista del Milan del Gre-No-Li, poi sulla panchina scudettata della Roma e ancora dei rossoneri a predicare la «sona», con la z storpiata. |
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I due Liedholm hanno poggiato i loro lombi accanto a quelli di Carlo Gustavo, nella cena esclusivissima al castello di Cervesina. «Eravamo in sei a tavola - dice Carlo Liedholm - oltre al re, io, mio padre, Salvatore Grimaldi e altri due industriali». Grimaldi è un italo-svedese, sta a Stoccolma da quasi quarant'anni e guida la Monark Stiga, che nel '97 ha acquisito la Edoardo Bianchi, storica fabbrica tricolore di biciclette. Una tavola rotonda nel mezzo del salone, Carlo Gustavo in completo blu e cravatta bordeaux. Un re senza troppi formalismi, come piace agli svedesi, che fa il sovrano costituzionale ma si occupa anche di grande industria. In dono, i due Liedholm gli hanno offerto una selezione accurata dei vini dell'azienda di famiglia, Villa Boemia a Cuccaro Monferrato. «Ha apprezzato particolarmente il Rosso», precisa Liedholm jr. Bella figura, per l'orgoglio locale, l'hanno fatta anche i vini d'Oltrepo: dal Monsupello Brut al Cabanon blanc fino al Solarolo di Montelio. Un pizzico di milanesità nella degustazione che ha preceduto la cena, con il Sancolombano doc riserva e il Rosso della Costa a solleticare i palati. Pochi e selezionatissimi gli inviti. Nessun politico, il solo personaggio locale ammesso al ricevimento è stato Renato Ravicino, presidente degli industriali pavesi, accompagnato dal direttore Piero Maccarini. Per il resto, il parterre de roi - è il caso di dirlo - comprendeva l'ambasciatore svedese in Italia, Staffan Wrigstad, il patron del colosso dei telefonini Eriksson, top manager della Volvo, della Electrolux e di altre industrie nazionali. |
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| Una visita d'affari organizzata fin nei minimi dettagli dall'Accademia
reale delle Scienze e dell'Ingegneria. «Cenare accanto al re ci ha
regalato una grande emozione - confessa Liedholm jr - noi ci sentiamo anche
italiani, ma il cuore è rimasto in Svezia». Carlo Gustavo è
il sedicesimo sovrano svedese a portare quel nome. Tanti Carli: uno, il
12º, splendido condottiero del secolo XVIII, commise lo stesso errore
di Napoleone: invase la Russia dello zar Pietro il Grande e dopo i trionfi
iniziali subì una disfatta a Poltava. Era l'8 luglio 1709, diecimila
gli svedesi caduti. Da allora, la nazione del Nord ha cominciato a capire
che forse era meglio stare fuori dalle guerre, Poltava è stata la
prima pietra della neutralità svedese, che regge ormai da secoli.
Mentre gli altri si danno botte da orbi, gli svedesi pensano agli affari.
E continueranno a badarci anche se ci sarà l'attacco all'Iraq. (Tratto dalla "Provincia Pavese" del 30 Gennaio 2003) |
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